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| Il nonno Pino |
Questa settimana l'Espresso snocciola articoli & articolesse sulla questione morale che si e' aperta anche nel PD. Aperta, venuta a galla, diciamo. Cosi' si possono leggere del bei distinguo e qualche opzione massimalista (Civati e la Bindi) su come affrontare, se non debellare, il problema.
Opinioni appunto, dato che nel frattempo è tutto un "no noi no" e "chi poeva immaginare" e ancora "casi isolati!, casi isolati!"
Così mi è tornata in mente un'edificante storia di famiglia che si tramanda in casa mia e dato che non ho un Viscontino cui trasmetterla, la scriverò e la metterò in questa bottiglia, servisse mai a ricordare a qualcuno quanto una volta valeva il nome di un partito.
Il Partito era il PCI ed il nonno (classe 1898), comandante partigiano sull'appennino parmense, vi aveva militato da ben prima della guerra di liberazione partigiana. Ironia della sorte e della realpolitik, dopo la liberazione il nonno era stato nominato Sindaco di Piacenza nientepopodimeno che dal comandante della V Armata USA, il diplomino è ancora a casa dei miei, appeso ad una parete.
Ebbene, era tra la fine degli anni '40 e la prima metà dei '50, il nonno era più uomo di pensiero che un amministratore e si fidava fin troppo dei suoi collaboratori, anche di quello che si era messo a rubare e rivendere il carbone che il comune acquistava per riscaldare le scuole elementari. Qualche voce e qualche avvertimento di stare attento non avevano smosso il nonno; non era possibile che qualcuno dei suoi si macchiasse di roba del genere. Poi, come di consueto, scoppiò il bubbone ed anche il nonno, prima che fosse chiaro che lui non c'entrava, si fece qualche settimana in galera.
E il Partito? Il Partito, prima ancora che si fosse discusso del merito davanti ad un giudice lo espulse; tessera stracciata e andare. Perchè allora era così che si faceva. Nemmeno il sospetto era ammesso, la purga era inevitabile, il Nome del Partito era un valore assoluto e doveva rimanere immacolato. Ma il nonno non aveva fatto niente! Particolari insignificanti.
Il nonno continuò a fare l'intellettuale d'area, stimato da tutti, ma non si immischiò più nell'amministrazione della cosa pubblica.
La tessera gliela ridiedero all'inizio degli anni '80, qualche anno prima che morisse, con tante scuse.
Bon. Niente di personale.
Ipocrisia? Può essere. Ma la casa di tutti non può puzzare per colpa di pochi o di uno solo.
Magari erano regole di facciata. Io mi accontenterei, al giorno d'oggi, di recuperare almeno quelle, accettando l'ipocrisia che "affossò" la, diciamo così, carriera politica del nonno.
Se applicassimo la "regola del nonno" e del vecchio PC al nostro parlamento attuale, pensate che sarebbe meglio o peggio di com'è ora?
Vi lascio lì a farvi due conti. Poi mi dite.


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4 commenti:
Grande storia. Come non se ne leggono più. Era un patrimonio della sinistra, non solo comunista, ma già nell'immediato dopoguerra iniziarono le pecore nere.
Sei fortunato a poter dire che tuo nonno ne uscì limpido.
le mele marce nella cassetta non si butta mica più si girano dalla parte ancora buona -e buona è un eufemismo- o, ancora peggio, le si avvolge con una bella carta colorata
Quel rigore è in effetti una cosa che si dovrebbe perseguire, ogni italiano dovrebbe fare il suo lavoro e per citare marcantonio: dovrebbe togliere le mele dalla cesta, non limitarsi a scegliere quella meno marcia e fare spallette.
Rige
E' la misura dell'immisurabile il problema. Non si può quantificare la giustizia, quantomeno però bisogna salvare il salvabile e fare tutto ciò che è in nostro potere per non dare adito al sospetto. Ah, anche quello è immisurabile...
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