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| un parente di Róndo |
Ieri, tornando da qualche commissione in bici, abbiamo trovato in una via laterale "spiaggiato" sul porfido un piccolo di rondone comune che forse era saltato dal nido con troppo entusiasmo e con qualche giorno di anticipo.
Stoppa la bici, raccogli il malcapitato, che sembrava comunque in buona salute, e portalo a casa.
Che fare? La quota felina della famiglia si sarebbe agitata, quindi Róndo (nel frattempo gli avevamo dato sesso e nome arbitrari) è stato messo al caldo su uno straccetto di pile dentro una comoda scatola da scarpe opporunamente forata (in effetti Cléo ha sentito qualche pigolio, ha mollato la ciotola e ha cominciato a puntare la scatola da scarpe. Feeerma lì, non è niente.)
Fase due: trovare aiuto. Telefona al veterinario, lui saprà qualcosa in più. E quel qualcosa è stato scoprire che qui a Cuni (a Bernezzo, qualche chilometro fuori) c'è anche il Centro Recupero Animali Selvatici, un posto dove gente esperta si prende cura degli animali feriti o spersi o maltrattati o illegalmente importati e poi, se possibile, li libera di nuovo in natura. Se no li tiene lì per le visite scolastiche e domenicali.
Telefona al CRAS e partiamo, guida Nico, io faccio da navigatore e da reggiscatola. Arrivati là formalità quasi zero e Róndo era già nelle mani di un esperto giovane signore che lo rifocillava con grasse camole della farina.
Il verdetto finale è stato: è sano. Qualche giorno ancora a mangiare per rinforzarsi e Róndo potrà spiccare il volo e magari tornare a volteggiare, la sera, anche sopra Piazza Virginio e sulla nostra terrazza.
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3 commenti:
Bene, benissimo!
Evviva.
Mi ricorda la storia del nostro "pipistrullo".
Che teneri!!!!! (i soccorritori di Rondò, ovviamente).
Ciao
PuntoG
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